Nonostante siano passati cent’anni dalla sua prima apparizione, Charlot, dai vestiti sgraziati e con i suoi iconici baffi, è un personaggio ormai cristallizzato nell’immaginario comune, emblema degli anni Venti e Trenta. Bersaglio della Dea Bendata, Chaplin dovette faticare molto durante la sua carriera, soprattutto agli esordi.

Il personaggio di Charlot era completamente inedito per l’epoca, in quanto il vagabondo veniva spesso associato alla figura negativa del barbone. Ma il suo cuore tenero e la sua intelligenza gli conferirono una grande umanità, rendendolo digeribile per il pubblico. Se nei primi film, prodotti dalla Keystone, Charlot è duro e aspramente critico nei confronti delle autorità, con Il vagabondo (1915), diventerà un personaggio empatico, grazie al filtro dell’amore: da quel momento in poi Charlot potrà sempre contare sull’amore di una donna, di un animale o di un bambino, tutti altrettanto miserabili. Ma non sempre si tratta di un sentimento favorevole a lui, anzi. In Luci della città (1931) Charlot, innamorato di una fioraia cieca, le paga le cure, ma quando questa riacquista la vista lo rinnegherà. Come fuggire all’ennesimo scherzo della sorte? Non gli resta che rifugiarsi nel sogno.

Così come accade ne Il monello (1921): dopo essere stato separato dal bambino, Charlot si accascia sulle scale e sogna l’orfanello, che lo condurrà per mano in volo, ma i diavoli tentatori spezzeranno questo idillio. Attraverso la fusione di registro comico e drammatico emerge la satira di Chaplin, volta a denunciare i soprusi e le ingiustizie compiute dalle istituzioni sui più deboli. L’ironia diviene così l’unico filtro possibile per comprendere il messaggio sociale del film: non c’è infamia nel sopravvivere attraverso espedienti di fortuna.

Se la fame e la sofferenza sono le tematiche affrontate nelle prime disavventure di Charlot, Tempi Moderni (1936), uscito durante la grande depressione, fa eco alla disillusione del progresso industriale, che causò una forte disoccupazione e un conseguente impoverimento della popolazione. Charlot, povero operaio che lavora nella catena di montaggio, ha come unico compito quello di avvitare i bulloni: un lavoro estenuante e ripetitivo che gli causerà un esaurimento nervoso e lo costringerà ad affidarsi a un centro di igiene mentale. Una volta dimesso, è protagonista di svariate disavventure legate al mondo dei miserabili. Ma, nonostante le difficoltà, resta sempre positivo: rialza i derelitti, li abbraccia e gli sorride, rincuorandoli: in qualche modo, se la caveranno. L’orizzonte è sempre luminosoTempi Moderni risulta ancora più che attuale, basti pensare alla diffusione inarrestabile della tecnologia, con tutti i vantaggi e i suoi danni, come l’atteggiamento materialistico e disumanizzato che ci ha resi sempre meno empatici e meno felici.

Daniela Addea