Voto

7

Con Notti Brave Carl Brave fa qualche passo oltre l’underground: non solo perché questa volta la spintarella gliela dà una major (la Universal), ma soprattutto per i featuring lontani anni luce dal suo indie-rap, che segnano un notevole cambio di rotta nelle melodie.

Tra i riuscitissimi ritornelli di Giorgio Poi in Camel Blue e le rime di Gemitaiz e Coez, c’è però qualcosa che stride. La scelta delle collaborazioni sembra aver seguito come unico criterio la volontà di Carl Brave, che si prende il ruolo di producer, ma l’inserimento di elementi popin primis le voci femminili del disco (Abbate e B, ad esempio) – ha ancora bisogno di qualche chilometro di rodaggio.

Notti Brave è il racconto di una notte nella Capitale, una notte intima e pacata, strappalacrime in Accuccia e nostalgica in Professorè, ma anche festaiola, tra i Malibu e i concerti a Parco Gondar. In questi momenti, però, Roma non è solo Roma: in Polaroid, disco d’esordio insieme a Franco126, ogni brano tracciava su una mappa una serie di episodi che si snodavano tra i vicoletti e le fontane della città, mentre in Notti Brave Roma diventa la metafora di tante altre città italiane, il pretesto per raccontare la storia di una generazione – quella di Carl Brave – cresciuta mangiando Goleador e appiccicando le gomme sotto al banco di scuola

Anna Laura Tiberini