Voto

7.5

Non mi riconosco più, prosopagnosia, sto cantando ma il mio volto non è divertito, quasi non capisco più quale brano sia, ogni volta mi riascolto e sono risentito”. Prosopagnosia, termine per indicare un deficit percettivo che impedisce il riconoscimento dei tratti somatici altrui, è il brano d’apertura di Prisoner 709 che analizza un momento non particolarmente felice della vita del rapper di Molfetta e riflette uno stato d’animo ricorrente nelle sedici tracce del disco.

Per quanto riguarda l’impianto stilistico, Salvemini si ripete, ampliando le tonalità elettroniche già presenti in Museica (2014), anche grazie ai cenni di matrice chill-out e jazz. Interessanti, inoltre, le tematiche trattate, come quelle di Confusianesimo, la cui attenta diagnosi delle religioni di tutto il mondo contrasta con il modus operandi di ognuna di loro, o ancora de L’Infinito, universo multimediale dove la generazione 2.0 si muove liberamente.

Prisoner 709 è un album concettuale, una sorta di carcere immaginario che imprigiona Salvemini con le sue paure e con una maggior consapevolezza del proprio essere. Un percorso frastagliato, costellato di pericoli e difficoltà che si chiude com’era cominciato, con Prosopagno Sia!, geniale gioco di parole veicolo di un sempre più urgente: “And if you call my name I don’t recognize it”.

Sabino Forte