Voto

9

Ai bordi del jazz, del funk e del rock alternativo, Decade è uscito lo scorso 2 febbraio per Record Kicks. Dodici pezzi registrati in cinque giorni in una sola grande stanza e con un ensemble di musicisti invidiabile. Definire il genere dei Calibro 35, in quanto a riferimenti musicali e influenze, è arduo, e altrettanto lo è cercare di definire Decade.

L’ascoltatore si trova completamente spiazzato, subito assorbito da una sperimentazione raffinata e senza fronzoli, da una sconfinata distesa di strumenti diversi, tra cui una sezione fiati curata e soffice ma pungente nei momenti di climax armonico-dinamico e una sezione archi da far invidia all’ultimo disco dei Radiohead, e da una parte elettronica e di sound design moderna eppure rétro, ottenuta combinando chili di sintetizzatori classici con una ricerca contemporanea. Infine, un nucleo pulsante di batteria-percussioni-basso-chitarra.

Il disco inizia e finisce senza che si abbia l’opportunità di accorgersene, come un lungo viaggio in macchina con una buona compagnia. Le atmosfere trasmesse da questa sorta di alt-prog-jazz sono varie ed evocano atmosfere noir: passeggiare di notte, con cappello e impermeabile scuri, lungo le strade di Los Angeles (tombini fumanti inclusi), un inseguimento in auto sulla interstate fuori Chicago, o ancora assistere a un concerto seduti comodamente al Blue Note Jazz Club di New York.

In definitiva, Decade è come una playlist di colonne sonore evocative e ben legate tra loro, suonate e pensate con un gusto pop e melodico. Figliocci di Morricone, i Calibro 35 non ne sperperano l’eredità, ma la diluiscono con esperienza e talento.

Matteo D’Angelo

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