A cinquant’anni dalla sua scomparsa, avvenuta il 1 febbraio 1966, lo Spazio Oberdan ha deciso di dedicare a Joseph Frank “Buster” Keaton un’ampia rassegna cinematografica dal 9 al 31 gennaio.

Nato nel 1895, Keaton inizia la propria carriera artistica nella compagnia teatrale di famiglia a soli tre anni, per poi dedicarsi al ruolo di attore e regista nel 1917 grazie all’incontro con il produttore, attore e regista Roscoe “Fatty” Arbuckle, con cui collabora nella produzione di film e cortometraggi fino al 1920. La sua prima comparsa sullo schermo avviene nell’aprile del 1917 in The Butcher Boy, un cortometraggio che mostra Keaton ancora alla ricerca di se stesso. Inizia così un periodo di crescita che porterà il noto attore del cinema muto, più volte paragonato per celebrità a Charlie Chaplin e ad Al St. John, a creare il proprio stile comico, presente in nuce già in A Desert Hero del 1919 e che troverà la sua prima completa espressione in Back Stage, uscito nelle sale pochi mesi più tardi.

Da questo momento Keaton diventa “l’uomo che non ride mai”: il suo volto impassibile contrasta con le situazioni comiche e quasi surreali in cui viene a trovarsi di volta in volta e riuscendo così ad aumentare l’ironica discrepanza tra “ciò che è” e “ciò che dovrebbe essere”. La maschera keatoniana diviene ben presto famosa, e già a partire dal cortometraggio The High Sign (1921) Keaton, sull’onda del successo, riesce ad introdurre, senza alcuna resistenza da parte dei produttori, alcune novità nel genere comico rispetto alla sua produzione precedente, abbandonando in primo luogo la struttura della trama tipica di Aburckle, in cui le gag si susseguono ininterrottamente con un filo conduttore così flebile da scomparire facilmente. I suoi film non hanno comunque ancora una solida trama in cui le gag si inseriscano organicamente, ma bisogna riconoscere il tentativo di conferire una struttura il più possibile coesa ai suoi film e ai suoi cortometraggi sebbene non tutti gli sketch riguardino la vicenda in sé. Da ricordare in questo senso è sicuramente One Week (1921), opera in cui Keaton mostra completamente se stesso, non solo attraverso l’impassibilità del volto e per la precisa geometria dei gesti, ma anche per una sorta di tensione all’apocalisse che si manifesta attraverso lo snaturamento della funzione primaria degli oggetti, destinati a rivoltarsi in qualche modo contro chi ne usufruisce e portandolo a vivere situazioni problematiche che molto spesso si risolvono solo grazie all’intervento del caso – tema che caratterizzerà in modo più o meno esplicito tutte le sue opere successive.

keaton

Tutti gli stilemi proposti da Keaton vengono accettati entusiasticamente dalla Hollywood degli anni Venti, ma con l’avvento del sonoro le cose cambiano, e molti attori del cinema muto si trovano in difficoltà, incapaci di adattarsi alle nuove tecniche recitative in cui la mimica non è più l’elemento sovrano. Tra di loro c’è anche Buster Keaton, che non riesce a tenere il passo con le nuove tecniche e la cui originalità si perde nell’euforia per il nuovo mondo sonoro da esplorare, difficoltà che lo porteranno ad attraversare un periodo critico tanto a livello lavorativo quanto a livello personale. La sua stella è ormai calata e, nonostante ottenga ruoli marginali in collaborazione con alcune delle celebrità emergenti, non riesce a riaffermarsi a Hollywood.

Il declino di Buster Keaton si lega anche ad altri fattori, tra cui primeggia la volontà dell’America di promuovere le proprie opere cinematografiche creando un vero e proprio business mondiale; questa tendenza a commercializzare i prodotti cinematografici, presente anche negli anni precedenti, con l’avvento del sonoro si mostra in tutta la sua prepotenza. In un contesto simile tutta la libertà concessa in passato a Keaton dalle case di produzione non è più possibile in quanto, a causa degli ingenti capitali economici investiti nel mondo nel cinema, non si può correre il rischio di creare un prodotto di scarso successo, lasciando ogni decisione al singolo regista. Non stupisce quindi che molti attori del primo Novecento debbano interrompere la loro carriera a fronte di una vera e propria rivoluzione che avrebbe posto l’accento su altri aspetti e problematiche della produzione cinematografica.

Keaton abbandona così la propria attività di attore e regista, e le sue opere perdono velocemente importanza nel panorama cinematografico. Oggi, a qualche decennio di distanza, è in corso un processo di revisione, grazie al quale i critici hanno potuto scoprire una profonda attualità insita nei suoi lavori, che li ha portati a riconsiderare l’intera produzione keatoniana.

Caterina Polezzo