Voto

6.5

Sorvolando sul titolo dall’aria alquanto inflazionata, bisogna riconoscere un merito al nuovo lavoro di Dario Brunori: rispetto ai precedenti tre, A casa tutto bene gode di una produzione curata attentamente e di un suono articolato che unisce atmosfere della Calabria rurale all’asciutto, scarno eco della metropoli.

In questo nuovo appuntamento discografico ci si trova davanti a un Brunori “moderno”, che riesce a sfruttare sintetizzatori e loop tenendosi sempre cautamente alla larga dall’appellativo di “artista indie italiano”. Come si evince da Canzone contro la paura, Brunori rimane fedele all’idea del cantautore “vecchio stile” (“Ma non ti sembra un miracolo che in mezzo a questo dolore, in tutto questo rumore, a volte basta una canzone, anche una stupida canzone”). La forza dei testi del cantautore calabrese è dovuta alla sua età anagrafica: non un millennial né un uomo di mezza età; ed è proprio questa posizione che gli permette di descrivere il mondo contemporaneo e i suoi paradigmi con il giusto distacco (in Vita liquida canta “Liquido è il lavoro e il sesso e le mie convinzioni, liquide le ideologie e le nuove religioni, liquidi i valori ed il mio senso del dovere”).

Un disco che scorre piacevolmente, senza troppi guizzi, certo, ma anche con qualche “nananà” di meno; ed è già un buon punto di svolta.

Gaia Ponzoni