Voto

6.5

Sono tempi difficili per le produzioni black r’n’b, che nella perenne lotta per la supremazia sul mercato hanno inevitabilmente sviluppato caratteristiche comuni: album fastidiosamente lunghi e densi di messaggi impegnati, accompagnati da complicate strategie di lancio. Per Bruno Mars, invece, less is more: 24K Magic presenta solo nove brani, per una durata totale di poco più di trenta minuti. Traboccanti di atmosfere anni ’90, però, le tracce dell’album non aggiungono nulla di nuovo sugli scaffali degli ascoltatori.

Il disco, per stessa ammissione dell’artista, è un omaggio alla musica afroamericana che lo ha accompagnato durante l’infanzia, in un periodo in cui la scena black era dominata da Bobby Brown, Babyface e dai Boyz II Men. Nell’album trovano quindi spazio sfumature disco-funk, citazioni di sound ben riconoscibili, da Michael Jackson a Stevie Wonder, e un paio di party songs con evidenti richiami al funky-rap di inizio anni ’80.

Per quanto l’album vanti una produzione eccellente sotto le dita dei maghi della console Ronson e Bhasker, Mars sembra poco interessato ad assumersi dei rischi e riconfermare la sterzata pop-rock dei lavori precedenti. Forse qualche uptempo in più avrebbe trasformato 24K Magic in un prodotto a presa immediata sul pubblico, scatenato e coinvolgente tanto quanto l’inarrestabile successo Uptown Funk del 2015.

Giulia Tagliabue