Settantasette anni fa, nel New Jersey, nasceva uno dei capisaldi della New Hollywood: Brian De Palma. Insieme ad altri registi che sarebbero poi diventati giganti della settima arte, come Martin Scorsese, Steven Spielberg e Francis Ford Coppola, De Palma pose le basi per la nascita del cinema moderno.

Nato nel 1940, il giovane De Palma fu tentato prima dalla fotografia e successivamente dalla cinepresa, passione che lo portò all’acquisto di una Bolex 16mm di seconda mano con cui realizzò i suoi primi cortometraggi. Sarà la New York di quegli anni, attraversata da fermento politico e forti problematiche sociali, a creare un contatto tra il giovane cineasta e la Nouvelle Vague francese, che cercava proprio in America una sua consacrazione. In quel periodo i cineasti statunitensi tentavano di intrattenere una comunicazione “alternativa” con le riviste di settore radicali, promotrici di quel cinema che avrebbe creato una frattura in quello a stelle e strisce: l’underground. Il modello più esplicitò fu Godard, regista da cui De Palma trasse diverse modalità di messa in scena come il piano-sequenza e il jump-cut.

Dopo anni di cinema underground e sperimentazioni, Brian De Palma si accostò al sistema dei generi sulla scia dell’idea hitchcockiana di suspense-movie, espediente tecnico e stilistico da cui prese spunto. Ma con Sisters (USA, 1973) De Palma si allontanò dalle tematiche care ad Hitchcock (la psicoanalisi, la sessualità, le traiettorie edipiche), ormai incompatibili con il clima della nuova Hollywood, preda di paranoie e di incertezze che produssero evidenti conseguenze nei generi e, in generale, nel modo di fare cinema. Sisters è un’allegoria della visione, dello sguardo di tutti contro tutti, rappresentazione di quel voyerismo che è parte fondante dello spettatore moderno.

Ma sarà con Dressed to Kill (USA, 1981) che De Palma esaspererò le tematiche controverse che incrinavano la società Americana. La storia dello schizofrenico che indossa abiti femminili per mutilare e uccidere donne che hanno eccitato il suo “doppio” maschile rimanda a un contesto americano in cui il serial killer è stereotipato come omossessuale o transgender (componente che secondo la società statunitense degli anni ‘80 bastava per essere malati). Sulla scia del suo mentore mai ammesso (Hitchcock), De Palma fece riemergere le dinamiche psicologiche care al regista inglese, trasportandole in un contesto diverso ma senza privarle del loro significato.

Il nome di Brian De Palma viene però difficilmente associato a questi primi suoi lavori. È piuttosto con Scarface (USA, 1983), film scritto da Oliver Stone e dotato di un cast d’eccezione tra cui figurano Al Pacino e Michelle Pfeiffer, che il nome del regista americano viene ricordato. Recepito all’epoca come una svolta nella carriera del regista, Scarface non segnò la caduta della poetica depalmiana, ma rappresentò la volontà del regista di raccontare in modo diverso una storia nota (il film è un remake di Scarface di Howard Hawks del 1932). La storia di Tony Montana è anche la storia della nuova America, dell’individualismo esasperato e della necessità di essere squali per mangiarsi i concorrenti. De Palma con questo suo film sottolinea in maniera molto elegante come quando sei troppo in cima puoi solo scendere e morire.

Con The Untouchables – Gli intoccabili (USA, 1987) De Palma consacrò il suo cambio di rotta al gangster movie, e lo fece in grande stile con un cast di tutto rispetto (De Niro, Costner, Connery). Al Capone è mostrato nel contesto del proibizionismo, mentore di una città che ha voglia di alcol. Più che un film gangster, in realtà, The Untouchables – Gli intoccabili sembra riprendere quei wester movie di John Ford, in cui i caratteri dei personaggi sono ben marcati e c’è sempre un cattivo affascinante con una pistola in mano. Il regista non mancò di citare la storia del cinema neanche in questo capolavoro, come nella scena del passeggino che cade dalle scale durante la sparatoria (ovvia citazione della Corazzata Potemkin del maestro russo Ėjzenštejn datata 1925).

Scarface e The Untouchables – Gli intoccabili rivoluzionarono il genere gangster movie e diventarono un punto di riferimento per le pellicole successive del cineasta come Carlito’s Way (1993, USA), film in cui il gangster (sempre Al Pacino) assume un atteggiamento più emotivo e riflessivo, forse dovuto alla concomitanza della maturità dell’attore italoamericano. L’uso di metafore così palesi è qualcosa di nuovo anche per lo stesso De Palma, come lo scarafaggio che Carlito imprigiona nel bicchiere a sottolineare il suo sentirsi in trappola nella nuova società americana. 

Brian De Palma ha segnato la storia del cinema con le sue pellicole, dando nuova vita al gangster movie, un genere che sembrava essere sprofondato nel banale dopo aver raggiunto l’apice negli anni 30. Cultore del cinema europeo, De Palma riuscì inoltre a conferire al cinema americano una componente artistica e, soprattutto, a raccontare il passaggio degli Stati Uniti d’America dal classico al moderno.  

Mattia Migliarino