Voto

5

Amara disamina di un amore ormai consumato, Blue Madonna pone l’accento sulle tappe fondamentali di una lovestory travagliata, o meglio, sui ricordi che ne restano. Il background armonico composto da frequenti digressioni elettroniche e le tematiche ripetitive mettono a nudo l’intimità dell’autore in un susseguirsi di brani che, tuttavia, risultano molto simili tra loro.

L’electro-soul di God Save Our Young Blood, con la partecipazione di Lana del Rey, rappresenta il giusto prologo per la ridondante esecuzione del falsetto, tecnica qui evidenziata dalla paradossale comunanza tonale dei due cantanti. Sweet Dreams è invece la trasposizione della location surreale e visionaria dell’album, le cui altisonanti strutture elettro-acustiche giocano lungo l’intero dipanarsi del disco.

A distanza di tre anni da Dopamine (2015), Børns non ha fatto passi avanti ed è rimasto sostanzialmente legato alle sterili abitudini dei suoi esordi, ben lontano da un vero e proprio salto di qualità.

Sabino Forte

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