Voto

8

22, A Million è una sfida: Vernon, con la sua dicotomia, contro il mondo, contro un milione di altre anime. L’artista si confessa, sussurra. Nella scaletta, come nell’artwork, si intrecciano versi, simboli e numerologie indecifrabili: veri e propri enigmi che piombano addosso all’ascoltatore come macigni. Esplorare il suo spirito è possibile, ma prima bisogna superare alcune prove.

L’album si rivela un prodotto estremamente effettato, ma calibratissimo. Parole e suoni ne escono criptati, sporchi e appannati da artificiosi stralci mascherati da pop di tendenza, scivolano dolcemente riempiendo i passaggi tra solenni cori angelici e secchi stridii elettronici, facendo della fragilità di un simile connubio la propria forza. Nel tentativo di illustrare la complessità dell’atto introspettivo, Vernon allontana l’essenzialità dell’esordio, sbirciando dalla finestra che si affaccia sulla realtà circostante. È qui che, proprio come accade nel Tao, coesistono – seppur stridendo – la tensione verso una realizzazione terrena e l’intensità della dimensione spirituale.

22, A Million è un album dal sapore ascetico e ricercato, equilibrato nelle sue incongruenze: è l’emblema definitivo della maturità artistica e spirituale raggiunta dall’artista.

Giulia Tagliabue

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