1.  Freddure sotto controllo

Guardare Bojack Horseman è come essere a cena con un amico che fa battute taglienti senza accennare un sorriso. Proprio quel senso di disagio che si prova in tale situazione viene riproposto allo spettatore in chiave brillante e surreale da questa comedy colma di battute dal ritmo incalzante. A differenza di serie tv di animazione altrettanto sarcastiche (I Simpson, I Griffin, American Dad), che relegano il momento della battuta al di fuori della narrazione, BoJack Horseman lo inserisce invece nel flusso della sceneggiatura e lo rende anzi il motore della stessa. Il magnetismo della serie risiede proprio nell’essere un crudele specchio nella nostra realtà, nella quale serietà e ironia si compenetrano fino a diventare inscindibili – si pensi, ad esempio, al modo politicamente scorretto con cui viene affrontato il delicato tema dell’aborto.

2. Antropomorfismo

Chicca della serie tv è l’antropomorfismo dei personaggi: esseri umani e cavalli, gatti, conigli, rane convivono e comunicano nella più totale normalità. Se, però, i primi rimangono essenzialmente uguali a se stessi e hanno una personalità definita dalle loro attitudini personali, tutti gli animali mantengono  le proprie caratteristiche naturali e istintuali, che convivono con i loro comportamenti umani. Per fare un esempio: la gattina Princess Caroline, mentre parla al telefono di questioni lavorative, non riesce a resistere all’attrazione di un gomitolo di lana posato sulla sua scrivania e inizia a giocarci come farebbe una vera micia.

3. Hello, Hollywood!

Sarcasmo, cinismo, depressione, ironia ma anche satira cinematografica. La grande macchina di Hollywood viene messa a nudo in tutte le sue brutture e oscurità: da Sara Lynn, vittima fin da bambina dei meccanismi dei media a BoJack stesso, inghiottito dal circolo vizioso di brama di fama, diritto alla privacy e terrore di finire nel dimenticatoio. Produttori, agenti, manager, editori, registi, attori, sceneggiatori e tutte le altre figure del campo della televisione e del cinema compaiono in BoJack già connotate dalla specie animale che gli viene assegnata. Ma l’apice di questa critica viene raggiunto con la cerimonia degli Oscar, messa alla berlina e ridotta a uno spettacolo sterile e ridicolo.

4. “Nothing on the outside, nothing on the inside”

Raffinata analisi della depressione clinica mascherata da un cinismo solo in apparenza distaccato, BoJack Horseman sceglie di rinunciare al proprio scudo difensivo in pochi momenti, che diventano emblema del senso dell’intera serie tv. Ed è in queste circostanze che BoJack si rivela per quello che è: l’antieroe contemporaneo per eccellenza. Incapace di trovare una costante nella vita, il protagonista cede al proprio animo debole e deprecabile, vittima di un loop autodistruttivo che lo porta alla continua ricerca di drammi e complicazioni per sentirsi vivo, ma senza di fatto approdare ad alcun cambiamento significativo.

5. Non solo BoJack

Nonostante un protagonista dalla presenza così forte ed essenzialmente egocentrico, questa terza stagione si è aperta molto più delle precedenti ai personaggi secondari. Prima tra tutti Princess Caroline, della quale vengono presentati i drammi interiori, le perplessità emotive e la voglia di riscatto. Una nuova personalità viene assegnata anche al sempliciotto Todd, che rivela un animo molto più sensibile e intelligente del pigro “fattone” della prima e seconda stagione. Ma anche la coppia Diane-Mr. Peanut Butter si conquista intere puntate dedicate alle loro crisi e al progressivo aumento della loro reciproca intimità emotiva.

Matteo Agostino e Benedetta Pini