Voto

8

Fallen Angels, uscito il 20 Maggio 2016 per Columbia Records, è il secondo volume del dittico nato lo scorso anno con Shadows in the Night (il primo ritorno nostalgico su pezzi registrati da Frank Sinatra tra gli anni ‘30 e i ‘50). Concettualmente Shadows in the Night e Fallen Angels sono identici: come nel primo, i dodici brani che compongono il nuovo album sono tratti dal repertorio di svariati artisti, tra cui Harold Arlen, Sammy Cahn, Carolyn Leigh, Johnny Mercer, Hoagy Carmichael, Glenn Miller, Bing Crosby e Rudy Vallèè e il grande Frank Sinatra, a cui si aggiungono altri musicisti che proprio come Bob hanno riprodotto con il proprio stile quegli stessi brani (come Billie Holiday, Ray Charles, Ella Fitzgerald, James Brown).

Bob Dylan si guarda ancora indietro e volge questa volta lo sguardo a un’altra radice della canzone americana: per i suoi ultimi due lavori il menestrello ha deciso di virare verso altri generi come lo swing e il jazz. Il disco offre dodici momenti che avvolgono l’ascoltatore in un piccolo mondo in bianco e nero in cui lo stile dell’artista e la sua eleganza emergono inconfondibili tra le note di ogni singolo brano. Tra tutti, spiccano le meravigliose versioni della nostalgica Come rain or come shine (in passato incisa da Frank Sinatra, Ella Fitzgerald ed Eric Clapton nel disco con B.B. King ma portata alla luce da Harold Arlen e Johnny Mercer nel 1946) e di All or nothing at all cantata da Frank Sinatra nel 1943, un brano che esprime con fermezza e semplicità come nell’amore vero non possano esistere vie di mezzo. Sempre dal catalogo di Frank arrivano Melancholy Mood e All the way, brani incantevoli (l’ultimo inciso anche da Mina nel 2005) che nella versione di Bob raggiungono l’apice del loro splendore, tanto da poterli considerare i pezzi più forti del disco.

Il cammino artistico di Bob si è sempre nutrito di generi musicali diversi, dal folk al rock, dal blues al gospel, ma la scelta di abbandonare il suo tanto amato folk e i suoni delle sue origini spiazza, anche se piacevolmente i suoi più grandi fan. In questo cambio di rotta Bob Dylan non si perde in virtuosismi né in rifacimenti barocchi;  la vera bellezza di Fallen Angels si scopre proprio nella semplicità della scelta di creare un disco che attinge dal repertorio di altri grandi della musica: Bob, infatti, un artista che ha toccato palchi come quello di Woodstock, non si preoccupa più tanto di essere autore o performer; si limita a selezionare brani di altri artisti, spinto dall’amore per la Canzone e per i classici della musica americana.

Questa scelta lascia però, soprattutto ai suoi grandi ammiratori, un retrogusto dolce-amaro, come una sorta di timore istintuale e infantile di perdere qualcosa: Allen Robert Zimmerman ha raggiunto da poco la rispettabile età di 75 anni, prima di chiudere il sipario della sua immensa carriera regalerà ai fan almeno un’altra creatura nata interamente dal suo estro?

Valeria Bruzzi