Voto

3
 

Il regista di Blackhat Michael Mann, tassello importante nella storia del cinema per essere riuscito a coniugare coerentemente il cinema d’autore e il cinema d’intrattenimento, questa volta ci propina una pellicola che sembra non finire mai, al punto tale da farti ardentemente desiderare per tutto il primo tempo l’arrivo dei 5 minuti di “pausa relax” e per il secondo tempo la fine dei ben 135 minuti di sbadigli.

La storia promette bene: USA e Cina collaborano contro un nemico comune, un hacker grassottello cattivissimo, del quale non conoscono né l’identità né il diabolico piano. Chiederanno aiuto a un hacker galeotto, un inverosimilmente figo e palestrato nerd che, tra uno sguardo e l’altro nel vuoto per darsi il fascino necessario a  sparare inutili perle di saggezza, risolverà la situazione.

I termini tecnici usati in modo molto accurato e preciso che inizialmente conferiscono alla vicenda un forte realismo,  cedono però poi il posto a una spettacolarità esagerata, fatta di sparatorie adrenaliniche e di furti di milioni di dollari tramite una chiavetta usb; per non parlare della violazione di un software segretissimo della NSA, Black Widow, eseguita così su due piedi: tutto poco plausibile e molto sbrigativo.

Una nota positiva però c’è: le immagini – anche se un po’ tamarre – di Chicago e Hong Kong, rese con maestose planate, restituiscono un interessante parallelo tra le luci pulsanti al neon della città e la sequenza iniziale in cui la macchina da presa si lancia dentro a labirintici circuiti elettrici – una commercialata esagerata, che farà però esaltare i molti nerd accorsi al cinema, ancora ignari della delusione che li attendeva al varco.

Proprio perché le inquadrature risultavano il solo punto di forza, forse l’unico modo per salvare questa pellicola sarebbe stato renderla muta, cancellando per sempre ogni traccia di quei dialoghi totalmente insignificanti ma pronunciati come se fossero profonde riflessioni esistenziali. No, anzi, temo non sarebbe bastato.
Al termine della visione sorge spontaneo chiedersi: ma sei davvero tu, Michael? La speranza è che sia stato uno pseudo-regista, sicuramente americano – dato che cerca di infilare a tutti i costi l’11 settembre – a firmarsi a suo nome cercando di imitarlo, con infimi risultati.

Benedetta Pini