Voto

7

Dati per spacciati dalla critica e dal pubblico, i BRMC presentano un lavoro sorprendente per intensità sonora e profondità di contenuti: Wrong Creaturesultimo full-length del gruppo, dato alla luce lo scorso 12 gennaio – sembra uscito da un incrocio fra il rock dei deserti californiani e i problemi personali di Peter Hayes e compagni. Il risultato è sorprendente.

DDF apre le porte alle undici canzoni seguenti: un suono oscuro e ripetitivo, caratterizzato dagli echi di chitarra che si riverberano da Spook fino all’orizzonte, tra riff che riemergono dal garage anni Novanta e linee di batteria dal tocco delicato di Leah Shapiro. C’è spazio anche per Haunt ed Echo, due ballate tridimensionali che aprono spiragli di luce nell’oscurità complessiva del disco. In Question of Faith e Little Thing Gone Wild i giri di basso e chitarra ritornano all’insistenza rock della prima parte dell’album, mentre Carried From the Stars rielabora il suono del garage americano alla luce delle tracce precedenti. A chiudere il sipario ci pensa il piano di All Rise.

L’ottava fatica in studio dei BRMC è un road-trip per le lande a nord di San Francisco. Al netto del rischio di smarrirsi in un genere ormai difficile da interpretare e tra le ombre dei problemi personali dei suoi membri, la band californiana si è risollevata dalle ceneri dei suoi ultimi deludenti lavori, regalando al pubblico un disco di valore che rivela le possibilità ancora vive dell’alternative-rock vecchio stile chitarra-basso-batteria.

Riccardo Colombo