1. Caduta libera

Il futuro è già qui. I like non sono più solo virtuali ma ricadono sulla vita reale: in base al proprio indice di gradimento si può accedere a un certo tenore di vita e di relazioni interpersonali, altrimenti si viene ostracizzati dalla società; una volta che si precipita in questo circolo vizioso, risalire è pressoché impossibile. A vigere è la più pura ipocrisia e il politically correct di facciata. Gentilezze e sorrisi sono volti esclusivamente ad aumentare la propria popolarità, ma attenzione a non esagerare e a non rendere palese questa falsità. Una società tutta rosa e stelline priva di sani sfoghi, verità taglienti, reazioni impulsive e risposte “sbagliate” ma spontanee è davvero quello che vogliamo?

2. Giochi pericolosi

Un giovanotto americano in viaggio per il mondo accetta di testare la nuova creazione di un geniale designer di videogiochi: un racconto dell’orrore in realtà virtuale capace di adattarsi alle paure del giocatore.  Nonostante non si tratti dell’episodio più celebre della stagione, Giochi Pericolosi da una parte tematizza il filo conduttore della terza stagione (videogioco e mondi simulati), dall’altra ne mostra i punti deboli. L’analisi sul mondo dei videogame riesce a cogliere la fase di evoluzione del mezzo e la sua spinta sempre crescente verso forme di narrazione immersiva come la realtà virtuale, novità del momento. Tuttavia, il comparto narrativo abbandona la riflessione sulla contemporaneità per una struttura a scatole cinesi che gioca sul confine realtà-finzione e gioca con le aspettative dello spettatore, ma sa un po’ di “già visto”.

3. Zitto e balla

Un adolescente si ritrova ricattato via internet: l’unico modo per salvarsi è portare a termine una serie di compiti sempre più difficili e pericolosi. Questo terzo episodio è forse il più inquietante di tutti, perché colpisce questioni controverse come la privacy online e il rischio che ciò che succede su internet possa avere ricadute sulla vita reale; un’equazione spesso dimostrata dalla cronaca. Un racconto incalzante che, come tradizione di Black Mirror, non fa sconti a nessuno e scava molto più in profondità di quello che può apparire a prima vista: cosa c’è dietro ai compiti a cui si sottopone il povero Kenny? Una struttura a quest mutuata dai videogame? Oppure una metafora della Gig Economy, dell’“economia del lavoretto” su cui si basano app come Uber e Foodora? Il dibattito rimane aperto…

4. San Junipero

1987: in una ridente località balneare la timida Yorkie conosce l’estroversa Kelly. Le due ragazze sono attratte l’una dall’altra, ma le cose non sono così semplici come appaiono. Ancora una volta si parla di mondi simulati e della capacità immersiva della tecnologia, che permette di viaggiare in altri universi e vivere in panni che non potremmo mai indossare nella vita reale. La scrittura di Charlie Brooker, seppur a tratti grossolana, è capace di far soffrire e gioire gli spettatori insieme ai personaggi, ma anche e soprattutto di disegnare le sue realtà alternative senza spiegazioni ridondanti o linee di dialogo superflue. Non solo, questo è l’unico episodio dell’intera serie che sembrerebbe avere un happy endind: “Heaven is a place on heart”. Ma basta guardare il finale da un’altra prospettiva per vedere allungarsi un’ombra inquietante…

5. Gli uomini e il fuoco 

Partendo dal mito di Prometeo, passando per il velo di Maya di Schopenhauer e la letteratura distopica di Orwell e Bradbury, Gli uomini e il fuoco mette in scena una distopia bellica, un genocidio 2.0. L’arma letale è un chip installato nei soldati che li porta a percepire i nemici come dei parassiti mostruosi, frutto di una malattia degenerata e altamente contagiosa da debellare per salvare l’umanità. Svincolati così da ogni rimorso, i soldati-vittima si ritrovano uniti nell’odio verso questi mostri e rassicurati nella loro posizione, ai loro occhi inequivocabilmente “giusta”.

6. Odio universale 

E se tutte le cattiverie che si scrivono “di pancia” quando si commenta un post su Facebook si realizzassero davvero? C’è davvero differenza tra minacce virtuali e reali? Odio universale arriva a sovrapporle, in un’analisi più attuale che mai (i casi non mancano, si pensi a Bello Figo Gu barricato in casa per paura che furie razziste attentino davvero alla sua vita). A ogni azione corrisponde una reazione, una conseguenza, alla quale l’anonimato di internet permette di sottrarsi; ma Garrett Scholes, ideatore dell’hashtag #DeathTo e delle IDA (insetti-droni letali), priva gli utenti di questa protezione mettendoli di fronte alle proprie tremende responsabilità.

Francesco Cirica e Benedetta Pini