1. Big friends

La storia di Big Little Lies ha inizio molto prima delle riprese. Amiche nella vita e protagoniste sul set, Nicole Kidman e Reese Whiterspoon prendono un aereo per l’Australia e convincono Liane Moriarty, l’autrice del romanzo omonimo, a cedere i diritti per la scrittura del soggetto. Ed è grazie all’intraprendenza delle due attrici e della produzione HBO che la serie prende forma. Jean-Marc Vallé concerta con l’entusiasmo delle due, inserendo le loro stellari interpretazioni in un cast che non è da meno. Ma quanto più i dialoghi si attengono al realismo, tanto più i toni si smorzano per far luce su circostanze terribili che afferrano lo spettatore per la gola.

2. Little lights

La predilezione per una fotografia a luce naturale, solitamente pomeridiana e vicino al tramonto, cala un’inquietante foschia sulla vita frizzi e lazzi delle facoltose mamme: perché quei minacciosi flashforward? Polizia, sguardi terrorizzati e colpi di pistola inframmezzano ritmicamente la narrazione, mentre le piccole bugie schiacciano violentemente le protagoniste e tengono sospeso il fiato dello spettatore in attesa dello svelamento. Che cosa nascondono le relazioni così educate tra gli abitanti di Monterey, California? In linea con le rivendicazioni femministe degli ultimi tempi, la serie tv calca il palcoscenico del dramma della violenza domestica, del tradimento, dello stupro.

3. Dark lies

Ciò che rende Big Little Lies simile a Desperate Housewives – sebbene manchino le scene comiche di Bree e Co. ad alleggerire il dolore, che qui si tramuta in un costante struggimento – o a Bloodline sono due elementi: l’intraprendenza e la menzogna. Mentre sfidano giorno dopo giorno le noiose raccolte fondi, gli spettacolini teatrali e le traversate mozzafiato a bordo di costose, queste donne non fanno altro che mentire a loro stesse. Il passo successivo è il riconoscimento della propria fragilità, fino a cedere a un tormentato stato di tensione e di crollo emotivo che le rende vive e drammatiche. Sbagliando sistematicamente e diventando vittime delle loro stesse scelte, impreziosiscono la sceneggiatura con punte notevoli di verosimiglianza.

4. Soundtrack
 

Se non avesse un sottofondo musicale così accurato, Big Little Lies sarebbe stato probabilmente meno applaudito. Le scelte musicali non solo impreziosiscono la sigla (Cold Little Heart di Michael Kiwanuka), ma conferiscono un ritmo costante alla vicenda intervenendo direttamente nella diegesi. Attratto dalle culle sonore della musica blues, lo spettatore entra prepotentemente nella vita privata dei personaggi: ascolta dai loro auricolari, spia la playlist del giorno sul display delle auto, intona Elvis Preasley, canta Jefferson Airplane e gorgheggia sull’incantevole River di Leon Bridges.

5. Women have the power

Il finale di stagione ambisce a catarsi collettiva, e tuttavia ammicca con complicità al pubblico femminile, tingendo di colori pastello le terribili azione di cui le protagoniste si rendono responsabili. Se il dramma di ogni figura femminile è frutto di un’ingiustizia o di un errore, poco importa il giudizio altrui, anzi, la solidarietà femminile preme perché ci sia un giusto riscatto per ognuna di loro. L’unico protagonista uomo (Perry), che in questa serie ne esce quasi totalmente ammaccato, incarna il demone da contrastare e il dolore da superare per fare pace con se stessi e con il mondo. L’interpretazione di Alexander Skarsgård potrebbe essere un monito ben architettato, lontano da giudizi semplicistici e affrettati: il business man, timoniere dell’economia del mondo, non può nulla di fronte alla forza vulcanica di cinque madri. Un finale scontato? Sarà la seconda stagione a stabilirlo.

Agnese Lovecchio