Voto

7

Se ci fosse un concorso sulla più brutta affissione cinematografica dell’anno, il primo posto andrebbe alla locandina di Benedetta follia, espressione di una commedia all’italiana vecchia e banalotta che rischia di tagliare le gambe a un film nel complesso ben riuscito.

Carlo Verdone torna alla regia e scaltramente lo fa rubando un blocco di Lo chiamavano Jeeg Robotlo sceneggiatore e fumettista Roberto Marchionni alias Menotti e l’attrice Ilenia Pastorelli, che con la sua innata propensione alla burinaggine attrae, intenerisce e accalappia il pubblico di ogni età, ceto e provincia guadagnandosi il titolo di erede naturale al ventennale trono di Sabrina Ferilli. 

Benedetta follia si costruisce attorno alle vicissitudini sentimentali “modernistiche” del commerciante romano Guglielmo (Carlo Verdone), confermando la naturale proclività al rischio di Verdone, sempre in grado di proporre qualcosa di nuovo e di confrontarsi con una società in continua evoluzione. Così il cinema verdoniano, anche nel 2018, si dimostra sociologicamente attuale, capace di leggere il presente, di proporre risate intelligenti e scavare in profondità con un tocco demagogico e classico sempre funzionale al contesto. La regia, così come la scrittura, si assume diversi rischi, soprattutto nella scena interamente coreografica dedicata agli effetti della droga – che ricorda il tocco di Sono pazzo di Iris Blond (1996), lavoro ampiamente criticato nella filmografia di Verdone. Nota di merito all’intero cast femminile: ogni donna ha un taglio cinico e accurato e si avvale di un’interpretazione precisa.

Così, dopo un ultimo lavoro mediocre con L’abbiamo fatta grossa (2016), si può promuovere il ritorno sullo schermo di un interprete, regista e sceneggiatore che ha fatto molto per il cinema italiano e al quale noi tutti vogliamo un gran bene, come a un membro della famiglia. Perciò, lasciate da parte il trailer démodé e prendetevi un’ora e mezza per andare a trovare Carlo in sala e dargli il bentornato.

Fabrizio La Sorsa

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