Voto

8

I Beach House raccontano poche storie, a volte le accennano solamente: sono sempre stati bravi a distillare sensazioni e umori allo stato puro. E anche 7, l’ultima magia del duo, innalza montagne altissime di emozioni fatte di sonorità folgoranti e leggerissime, capaci di insinuare sensazioni, indurre desideri indefinibili e colorare i ricordi nella mente di chi ascolta.

Ma 7 ha qualcosa in più rispetto ai dischi precedenti firmati Beach House. La batteria in ouverture di Dark Spring, la prima traccia, annuncia che l’intero album è un trionfo di evanescenza e oscurità e suggerisce che ai ritmi vorticosi e ipnotici a cui siamo abituati vengono aggiunti toni più effervescenti, più grintosi e nutriti del solito, che conferiscono all’album un taglio energico a livello sonoro e narrativo a livello lirico. 7 è infatti il primo disco della band che fa venire voglia di correre veloci, rimanendo con i piedi ben ancorati alla realtà; e non di camminare sollevati a dieci metri da terra sognando a occhi aperti.

L’inconnue è uno dei brani più forti del disco e che meglio rappresentata le sue novità: emerge a poco a poco come da un giaciglio caloroso e fiorisce nella coralità celeste che avvolge la voce di Legrand, incasonata in un’ipnotica filastrocca in francese. La corrente anestetizzante e trascinante del disco raccoglie i suoni di organi inebrianti, i vocalizzi tanto affilati quanto delicati, i cori, le slide guitar anemiche e lente e le drum machine audaci; a questi si aggiungono giri di chitarra che si prendono spazi più aperti e dilatati rispetto ai dischi precedenti e, come accade nello zuccherato paesaggio sonoro di Woo, tappeti elegantissimi di synth anni ‘80. Il songwriting ha una presa tagliente, che convince della forza del disco e si risolve in tracce che dialogano tra tristezza e piacere.

Il piglio teatrale e magico che ha sempre contraddistinto la band rimane e funziona in tutta la sua potenza, ma la creatività di Victoria Lagrand e Alex Scally si fa ancora più esplosiva, collocando 7 tra i lavori più coinvolgenti della produzione dei Beach House.

Valeria Bruzzi