Voto

7

A poco più di due mesi da Black Panther, definito dalla critica e dal pubblico come il miglior cinecomics Marvel mai realizzato, arriva il terzo capitolo di Avengers, incentrato sulle vicende degli eroi più potenti della terra ormai sempre più divisi dopo le vicende di Captain America: Civil War.

La prima parte (la seconda è in uscita tra un anno) di Avengers: Infinity War riesce a sviluppare sapientemente, e in modo accessibile anche ai meno nerd, trame raramente approfondite in precedenza. È infatti l’ampio spazio dedicato al sottile confine tra amore e odio che provano reciprocamente il patrigno Thanos e la figliastra Gamora a creare una prospettiva appetibile per la continuity cinematografica dei Marvel Studios.

Inoltre, la vulnerabilità dei protagonisti – in questo caso secondari – come Peter Parker e Tony Stark, sempre più affiatati nei ruoli di allievo e maestro, già collaudati in Spider-Man: Homecoming, tocca il picco emotivo più alto del film: un finale drammatico, a tal punto da chiedersi dove sia finita la vena disneyana della prima ora e mezza di film.

Concentrandosi sulla costruzione di una sceneggiatura solida, i fratelli Russo scampano il rischio di fallire in un progetto ambizioso e molto atteso, riuscendo nell’impresa di portare sul grande schermo una trasposizione credibile di un evento a fumetti che, già negli anni ‘90, pose le fondamenta del Marvel Cinematic Universe.

Christopher Lobraico