Voto

7.5

Dopo l’anteprima mondiale lo scorso maggio al Festival di Cannes (nella sezione Quinzaine des Realisateurs), Climax è arrivato al Milano Film Festival. Una troupe di giovani ballerini – capitanati da Sophie Boutella – si riunisce in un collegio abbandonato per provare le coreografie del loro prossimo spettacolo. Ma quella che doveva essere una tranquilla sessione di allenamenti si trasforma in una festa esagerata a base di musica elettronica, danze sfrenate e sangria corretta con dell’LSD.

Noé si getta a capofitto nell’osservazione voyeuristica, maniacale, ossessiva, del delirio allucinatorio dei suoi protagonisti, e ne segue affascinato il collasso psichico che inesorabilmente li trascina verso la rovina; una sublime discesa agli inferi. Come Irréversible (2002) e Love (2015), Climax è un’allucinazione, un trip che si addentra nelle manie e nelle ossessioni del regista. Ma questa volta Noè si spinge oltre e decide di giocare con il pubblico: orchestra un pastiche conturbante e dall’enorme potenza distruttiva, ipnotico e seducente.

La pioggia di glitter dai colori della bandiera francese che invade il film fa tornare in mente il singolo degli MGMT Flash Delirium, che nonostante sia uscito nel 2010 risuona oggi vivo più che mai nell’obiettivo del regista: Flash, come le immagini aggressive del film – non a caso precedute da un’avvertenza per il pubblico che soffre di attacchi epilettici –, e Delirium, come l’inquietudine che provoca. Una festa sfrenata, musica elettronica e LSD. Horror e pornografia. Gli ingredienti ci sono tutti per un un film che farà discutere molto, ma che non si potrà fare a meno di vedere. Nella speranza che la sua uscita italiana non si faccia troppo pregare.

Stefano Monti

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