Voto

7.5
 

Rombo di motori. Arriva sgommando Baby Driver, un cocktail esplosivo di musica e heist movie con una spolverata di romanticismo. Programmatico fin dal titolo (che richiama l’omonimo brano di Simon & Garfunkel), il nuovo film di Edgar Wright trova la propria spina dorsale nella musica, seguendo un’intuizione che il regista britannico ebbe nel lontano 2003, quando diresse il videoclip di Blue Song del duo elettronico Mint Royale. Quattordici anni dopo, l’autista appassionato di musica del video si è trasformato in Baby (Ansel Egort), un ragazzino taciturno che vive in simbiosi con il suo i-Pod e la cui incredibile abilità al volante gli ha fatto guadagnare il ruolo di autista nelle rapine organizzate dall’ambiguo Doc (dal volto sornione di Kevin Spacey).

Un personaggio come Baby, che canta e balla al ritmo della colonna sonora, sembrerebbe spingere il film verso il musical, ma con lo scorrere dei minuti ci si rende conto di essere davanti a qualcosa di diverso, forse unico: Wright riprende gli stilemi della commedia musicale e li piega alla logica del thriller, amalgamando la trama crime alla colonna sonora, vera anima della storia. Ogni elemento del profilmico viene così orchestrato sulla base dei brani musicali: dal montaggio da manuale che stacca sempre a ritmo fino agli effetti sonori calibrati sulle battute della musica. L’abilità di Wright completa la confezione formale del film con una scrittura ironica e brillante, corredata da scene d’azione costruite come fossero coreografie, danzando con leggerezza tra commedia e noir, tra tentazioni adolescenziali e ritmi spietati da arma automatica.

L’iniziale spensieratezza lascia progressivamente spazio ai toni da romanzo di formazione, che non risparmia tinte cupe: l’ingresso di Baby nel mondo del crimine è al contempo un salto nel mondo degli adulti, dove non basta avere buon cuore per sfuggire alle conseguenze delle proprie azioni. Forte della presenza di un cast brillante e di personaggi iconici, Baby Driver si prenota un posto tra i film cult per gli anni a venire.

Franesco Cirica