Il cortometraggio Anapeson-Sleepless, presentato allo scorso 33° Torino Film Festival e prodotto da Apulia Film Commission, è un documentario di circa mezz’ora sul Casino del Duca, una mansione appartenente al Conte Francesco III di Carracciolo, Duca di Martina. Il palazzo viene descritto, tramite una voce narrante fuori campo, attraverso le parole del Conte svizzero Carl Ulysses von Salis Marschlins che, durante un viaggio nel Regno di Napoli nel 1789, si spinse anche nelle regioni meridionali della penisola. Il luogo, situato a San Basilio in provincia di Taranto, è oggi un rudere.

Lo spettatore, dunque, si trova davanti al contrasto tra il racconto di una residenza di campagna maestosa, accogliente e colma di splendore, che era l’orgoglio del suo proprietario, e le immagini dell’abbandono e del degrado del sito com’è oggi. Per rendere l’idea delle odierne condizioni della residenza della famiglia Caracciolo, il regista Francesco Dongiovanni si serve di riprese istantanee alternate a piani sequenza che, partendo da un particolare del palazzo, proseguono con delle carrellate per presentare ciò che vi è intorno; in tal modo la struttura viene mostrata sia al suo interno che all’esterno.

Il ritmo della pellicola è molto lento, e quando la voce narrante si interrompe cala un silenzio desolante che vuole isolare le sensazioni risultanti dalla dicotomia parole-immagini; quiete spesso riempita dal cinguettio dei volatili che popolano la mansione. L’unico attore è un uomo che attraversa il prato nei pressi del sito, inquadrato da riprese dall’alto che accentuano la solitudine del luogo interessato.

Il regista, interessato ai paesaggi e ai siti storici, è riuscito a rendere il senso di incuria e di desolazione che questo luogo trasmette. Del resto, se non fosse per le parole del conte svizzero, l’antico splendore non sarebbe indovinabile.

Seppur la lunghezza e la ripetizioni di immagini siano volute, appaiono un po’ ridondanti; nonostante ciò, si spera che questo corto sia l’inizio di una serie, per poter denunciare e dare voce alle bellezze dimenticate del nostro Paese.

Valeria Fumagalli