Voto

7.5
 

Tratto dall’omonimo romanzo scritto della regista stessa, Amori che non sanno stare al mondo condivide il lutto amoroso di Claudia (Lucia Mascino), irrimediabilmente scaricata da Flavio (Thomas Tabacchi), in uno stream of consciousness filtrato dalla cinepresa. I due, entrambi professori universitari, si sono amati per sette anni, costruendo un’alcova travolgente e instabile, riscaldata da languide tenerezze e interrotta regolarmente da asfissianti cristi isteriche di Claudia. La sua costante insicurezza e il suo bisogno di stabilità minano la relazione fino a disintegrarla del tutto. Al centro del film il post-amorem, condizione che rende protagonista una recitazione volutamente sopra le righe, passionale e a tratti ironica.

Si avverte, nella sceneggiatura e nella regia, una certa delicatezza tutta femminile, una cura e una sensibilità intima che non scade mai nell’autocompiacimento o nell’inquisizione verso il personaggio maschile. Perciò, nessun revanscismo femminista intacca la pellicola.  Al netto delle emozioni, il film di Francesca Comencini risulta una scelta coraggiosa, non soltanto per le numerose scene di nudo, ma soprattutto per il desiderio di narrare la lotta emotiva di una donna e la sua volontà di difendere a tutti i costi un amore finito. Claudia non è un’eroina, anzi, è tutt’altro che controllo e vittoria, chiarezza e conquista. Ma nella sua debolezza c’è tutta la sua bellezza.  

Nota dolente il finale, che mostra, in maniera superficiale e poco realistica, una fenice baldanzosa, riemersa dalle proprie ceneri come se nulla fosse.

Agnese Lovecchio