Voto

7
 

“Napule è mille culure” cantava Pino Daniele. E senza dubbio mille sono i colori del nuovo film dei Manetti Bros., che di Napoli, dei suoi panorami e della sua gente si nutre e respira. Mille sono i colori di una trama in cui all’amore contrastato tra lei e lui fa da contraltare l’impiego di quest’ultimo (Giampaolo Morelli) come sicario della Camorra, trasformato in una sorta di Black Mamba dai furori cinefili della moglie del boss (Claudia Gerini).

I Manetti riescono a far funzionare questo ibrido di azione e musical, sceneggiata e citazioni pop (da John Woo ad Assassin’s Creed), condendolo con il loro stile pulp fatto di rallenti e riprese accelerate, macchina a mano, split screen e zoom a schiaffo. In mezzo c’è l’ironia caustica su Gomorra e affini nonché sugli stereotipi di Napoli, fino allo sberleffo di raccontare New York per cartoline come farebbero a Hollywood con la città partenopea. Ma Ammore e malavita serba anche una satira più nascosta su una classe al potere che si riempie la bocca di belle parole mentre fugge dalle proprie responsabilità, per cui la prima regola del comando è non ammettere mai di avere torto.

Notevoli gli attori nel recitare costantemente sopra le righe senza annoiare e coinvolgenti i numeri musicali; mentre la fotografia pecca per il troppo sapore da fiction nostrana, ma questo è il cinema dei Manetti: abbastanza originali e furbi da ammiccare all’America, ma non abbastanza da far dimenticare che quello sullo schermo ha tutti i limiti di un film provinciale.

Francesco Cirica