1. BAROQUE FW 91

Il gusto Barocco indica un’arte carica di decorazioni, tendente a colpire l’immaginazione attraverso soluzioni virtuosistiche. Un gusto che domina American Crime Story – L’assassinio di Gianni Versace: l’opening (L’uomo da copertina) sceglie un tono lirico sfruttando Adagio di Tomaso Albinoni, colori saturi da Miami Beach e una teatralità shakespeariana. La scelta di Ryan Murphy è quella di far riecheggiare nella mente dello spettatore l’aura di mistificazione che aleggia attorno a ogni personaggio. Il filtro attraverso cui viene raccontata la vicenda è la mente sociopatica di Andrew Cunanan (Darren Criss), che diventa la giustificazione delle varie licenze storiche legate alla famiglia Versace. Il dramma racconta la storia di un bugiardo seriale: ogni menzogna è concessa. La cornice che giustifica il contenuto.

2. POP SS 91

Il movimento pop art criticava il consumismo elevato a stile di vita e la mercificazione dell’uomo moderno. La serie ripropone il medesimo scenario negli “anni dell’apparire”, e la collezione pop, dalle stampe vistose e dai colori sgargianti, di Gianni Versace (Edgar Ramirez) si fa emblema del crossover tra arte e moda di quel periodo. L’atteggiamento di Andrew altro non è che lo specchio della società in cui vive, tanto che, al solo scopo di piacere al prossimo, ha costruito un castello di bugie basato sul puro edonismo e sulla sua ossessione dalla fama (L’uomo giusto). Un po’ alla Dorian Gray, un po’ alla Mr. Ripley, la psicopatia di Andrew è un mosaico composto da assurdità, passioni idealizzate e bugie che diventano leitmotiv di cui Andrew è l’unico autore, interprete e fruitore. Non resta che chiedersi se l’incontro tra Versace e Cunanan sia realmente avvenuto.

3. PUNK SS 94

Era il 1994 quando Liz Hurley indossò quel vestito tenuto a malapena insieme da una manciata di spille da balia e Gianni Versace rivoluzionò il concetto di punk dandogli un’accezione glamour: il punk venne legittimato e l’abito da esotico diventò oltraggioso, in una parola, Versace. Proprio come il punk, anche Andrew cercava di nobilitare le proprie origini e vedeva nel rapporto con Gianni Versace la possibilità di concretizzare del suo sogno: tra i presunti moventi, si attribuisce l’invidia da parte di Cunanan nei confronti dello stilista. Il confronto tra i due personaggi è volto a indagare le origini del male, procedendo a ritroso e non per moduli come ne Il caso O. J. Simpson e con uno sguardo intimo che spoglia Versace della sua aura privilegiata (sia sentimentale che professionale) e innalza invece le vite dei “dimenticati”.

4. MISS S&M AW 92
 

Se la prima stagione denunciava la discriminazione razziale attraverso il caso giudiziario di O. J. Simpson, la seconda denuncia la stigma dell’omosessualità negli anni ’90. American Crime Story tramuta così questa critica in tema portante della serie e declina L’assassinio di Gianni Versace come dramma psicologico che cela, per poi rivelare, la denuncia politico-sociale dell’oppressione delle minoranze e la rivendicazione dei diritti della comunità gay: dall’anonimato di Antonio D’Amico (Ricky Martin) all’American Dream di Lee Miglin, dalla politica don’t ask don’t tell di Jeff Trail (Finn Wittrock) all’episodio La casa sul lago, che rappresenta l’accettazione del triste destino di David Madson (Cody Fern) e l’indignazione nei confronti della sua omosessualità; la stessa che la critica provò per la collezione soprannominata “Bondage”.

5. OROTON

Basata sul libro di Maureen Orth Vulgar Favors: Andrew Cunanan, Gianni Versace and the Largest Failed Manhunt in U.S. History, la serie non fornisce una verità oggettiva sul caso, ma stimola lo spettatore al giudizio critico, a una riflessione sul rapporto tra gloria e anonimato nel post mortem. A chi la gloria? La risposta è alquanto ovvia, e ne è testimonianza la sfilata primavera-estate 2018, in cui le muse di Gianni hanno sfilato indossando un abito in orton, tessuto inventato dallo stilista nell’82 e divenuto testamento del potere dell’azienda.

Daniela Addea

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