1. Uno, nessuno, cento mila

In un lontano futuro, l’umanità ha scoperto la chiave per l’immortalità. Conservando la propria coscienza in un un supporto digitabile inseribile in un nuovo corpo per proseguire la vita all’infinito; se ce lo si può permettere, ovviamente. Basato sul romanzo Bay City di Richard K. Morgan, Altered Carbon è un po’ come il suo pretesto narrativo: in un mondo in cui tutti cambiano facce e corpi a proprio piacimento, anche la serie che lo racconta sembra essere un’eco di tante suggestioni, ma non avere una propria identità. In un panorama mediale dominato da citazionismo e remake non sarebbe neanche un male, peccato che Altered Carbon non offra altro.

2. Sigarette, luci al neon e chioschi di noodles

La pioggia batte fitta su strade buie e affollate, dominate da insegne al neon ed enormi ologrammi pubblicitari: Altered Carbon pesca a piene mani dall’immaginario cyberpunk (Blade Runner in primis), ibridandolo con gli stilemi del noir. Uno scenario abbastanza suggestivo, ma i contorni della (fumosa) indagine che fa da filo conduttore della sceneggiatura sono raccontati in maniera tanto fiacca da provocare ben più di uno sbadiglio; complice una regia confusa, che spesso riesce a rendere incomprensibili scene d’azione invece ben coreografate.

3. Babylonia Bay City

La serie ama soffermarsi sui ricchi pervertiti che fanno cose da ricchi pervertiti, sottolineando in continuazione quanto siano ricchi e pervertiti. Sesso e violenza abbondano, così come le condanne morali di un mondo dorato che ricorda un po’ la Hollywood Babilonia degli anni ‘20. Tuttavia, quando si arriva al dunque, la serie inciampa sui suoi stessi piedi, scivolando in un autocompiacimento che sfocia nel cattivo gusto. Come a dire: la violenza è una gran brutta cosa, ma solo finché non sono i buoni a compierla.

4. Barbie Girl
 

Con questo mix di futuro distopico, tecnologia degenerata, ricchi privilegiati, tanto sesso e violenza gratuita, Altered Carbon può essere visto come il parente povero di Westworld. Ma senza dimenticare un importante distinguo: in questa galleria di chiappe e seni al vento, la vera vittima sembra essere l’erotismo, malamente inscenato da corpi di plastica che non sanno regalare alcun brivido. Colpa anche di una recitazione al di sotto del minimo sindacale, nonostante il protagonista Joel Kinnaman, e di personaggi talmente antipatici (l’isterica poliziotta ispanica) da impedire una partecipazione da parte del pubblico.

5. “Scorrete, lacrime” disse il poliziotto

A una fotografia curata che ben restituisce le luci e le ombre della città e dà il suo meglio nel raccontare le sezioni di realtà virtuale si contrappone un vuoto assoluto di idee. Altered Carbon replica la superficie della grande serialità contemporanea, riprendendone la forma e gli aspetti esteriori, ma senza coglierne la profondità. Incapace di creare un racconto complesso e personaggi stratificati, finisce per essere poco più che un burattino, una triste custodia priva di un’anima.

Francesco Cirica