Voto

6

Maschere di bellezza, creme antirughe, esercizio fisico quotidiano: c’è chi farebbe di tutto per sembrare più giovane. Tacchi, quintalate di trucco e vestiti eleganti per chi, invece, lotta ogni giorno per dimostrare la propria età effettiva e uscire dal limbo del “ma sembri ancora una ragazzina!” – fidatevi, accade realmente. E poi c’è Adaline Bowman. Nata nel 1908, a 29 anni rimane vittima di un incidente d’auto che cambia per sempre la sua vita; strappata dalla morte in quella magica notte, scopre negli anni di non invecchiare mai. Eterna giovinezza, insomma, il sogno di tutte le donne – e anche vostro, signori, non negatelo.
Adaline – una dolcissima Blake Lively – è la nuova Dorian Gray: una bellezza stravolgente dal fascino misterioso che nasconde un segreto; quest’ultimo, però, diventa ben presto il suo fardello, una maledizione.

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In un’atmosfera sospesa, lo spettatore, nonostante i riferimenti temporali siano specificati, è incapace di riconoscere un contesto storico definito: gli sceneggiatori J. Mills Goodloe e Salvador Paskowitz riescono a ricreare in maniera impeccabile una sensazione di continua atemporalità, ambientando la storia in luoghi che riecheggiano un passato lontano – un cinema abbandonato, una vecchia biblioteca, una casa sperduta di campagna. A sostegno della sceneggiatura si distingue l’eccezionale bravura del costumista Angus Strathie, che realizza prodotti di squisita sartoria indossati dalla Lively con eleganza e leggerezza, dando l’impressione di essere una donna dei suoi tempi; tutto si riconduce all’idea di una bellezza immortale e intatta, e l’attrice risulta perfetta per il ruolo.
Eppure, una perfezione così ostinata alla lunga appesantisce, e tutto sembra eccessivamente ricercato, meditato allo sfinimento. L’esito è una vicenda interessante, ma immersa in un’aura di prevedibilità, e lo spettatore, quasi sadicamente, spera in un colpo di scena, in un quid che aggiunga all’etichetta “sentimentale” una sbavatura di “drammatico”. In ogni caso, è certo che un sorrisetto malizioso sulle bocche del pubblico affiori comunque: che sia per la storia, indubbiamente ben costruita, o per l’invidia nei confronti di un visino mozzafiato, non ci è dato sapere.

Anna Magistrelli

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