Quando si parla di cinema contemporaneo si ha la sensazione che sia un misto di effetti speciali e scene frenetiche, che si tratti di film unicamente finalizzati a sconvolgere lo spettatore, sempre di più. Spesso scade anche nella presunzione di volere tracciare i confini del cinema mondiale contemporaneo a Hollywoodsenza tener conto delle forti realtà che il resto del mondo, anche le zone meno conosciute, è in grado di offrire. I problemi diventano ancora più grandi quando ci si sofferma su territori che nel corso dei secoli hanno attraversato questioni sociali e politiche controverse, nella maggior parte dei casi soffocate dalla censura, limitando l’espressione artistica del mezzo cinematografico. Asia, Africa, Sud America, Medio-Oriente: il cinema è vivo anche lì, e lo è sempre stato. 

Dal 25 agosto al 7 settembre lo spazio Oberdan di Milano ha dedicato una rassegna anuovo cinema Iranianoomaggiando in particolare il suo maggior esponente, Abbas KiarostamiScomparso nel luglio scorsoKiarostami è stato uno dei registi medio orientali più importanti del secolo, un uomo che ha dedicato la propria intera carriera al racconto della terra in cui è nato, dei problemi e della quotidianità dei suoi abitanti

La rassegna si apre con uno dei suoi primi lungometraggi, Dov’è la casa del mio amico (1987), un film dalla trama semplice e figlio della teoria zavattiniana del pedinamento, che riveste la macchina da presa della capacità di svelare qualcosa di speciale nella vita comune di tutti i giorni. Ed è proprio questa l’intera poetica del cinema di Kiarostami: lo sguardo della cinepresa sul reale per guidare lo spettatore nella ri-scoperta del reale stesso. In questo film, come ne Il sapore della ciliegia (1997), il punto di vista del regista e, insieme a lui, dello spettatore è un occhio pieno di domande alle quali segue una risposta silente, celata dietro uninquadratura immobile, un muro crepato da un terremoto o un albero in fiore. Il sapore della ciliegia, che gli valse la Palma d’oro al festival di Cannes, insignì Kiarostami di una meritata visibilità internazionale, che gli diede la possibilità di trasmettere al mondo intero e senza filtri una realtà molto diversa da quella occidentale, emblematizzata dalla semplicità dei suoi personaggi e delle sue storie.

Il sapore della ciliegia

La grandezza del cineasta persiano è stata definitivamente messa in luce da E la vita continua (1992), film ambientato nella regione iraniana del Gilan, sconvolta nel 1990 da un devastate terremoto che costò la vita a circa cinquantamila persone. La pellicola testimonia come la vita possa andare avanti anche dopo una tragedia e trasforma la sofferenza in immagine, realizzando un lavoro che rimodella l’importanza del cinema nel mondo: il cinema diventa veicolo di speranza . 

Abbas Kiarostami è riuscito a dare dignità e poetica alla cinematografia medio-orientalediventando un punto di partenza e di riferimento per molti giovani cineasti iraniani presentati dalla rassegna; iniziativa che ha dato la possibilità di scoprire quale sia il punto a cui finora è giunto questo cinema: di che cosa parla oggi il Nuovo Cinema di Teheran? La risposta risiede in A Girl Walks Home Alone at Night (2014),primo lungometraggio scritto e diretto dalla giovane regista Ana Lily Amirpour, che si dice giri film dall’età di dodici anni. Ambientato nell’oscura città araba di Bad City” (secondo il quotidianLa Stampa analoga alla Sin City di Miller), il film è dominato da un tono indie da un macabro romanticismosottolineare una quotidianità insolita e inquietante. Presentato con grandissimo successo al Sundance Film Festival del 2014, A Girl Walks Home Alone at Night dimostra con estrema forza quanto i giovani registi di origine iraniannon abbiano nulla da invidiare ai loro coetanei occidentali.

Mattia Migliarino