Voto

7

Spesso gli artisti si dilettano in progetti secondari e collaborazioni con altre band, e non fa eccezione l’eccentrico frontman dei Tool Maynard J. Keenan, che con disappunto dei suoi fan più accaniti spende molto tempo ed energie creative con i Puscifer e gli A Perfect Circle. In particolare gli A Perfect Circle, nati dalla collaborazione con il produttore e amico Billy Howerdel, si sono sempre dimostrati un’alternativa piuttosto distante dal sound metal dei Tool, con l’aggiunta di varie influenze portate dall’esperienza di Howerdel; una band da ascoltare con una prospettiva molto aperta, specialmente per quanto riguarda l’ultimo album Eat the Elephant.

Emerge subito un sound diverso rispetto a quello degli altri lavori della band, con atmosfere cupe e oniriche quasi da Cure e una crescente sperimentazione elettronica che pesca a piene mani dai Depeche Mode, senza però perdere i momenti dal suono più duro che hanno sempre caratterizzato lo stile del progetto. Vere perle l’inconfondibile voce di Maynard e il curatissimo mixaggio dello stesso Howerdel.

Tuttavia, circa a metà album, si nota una caduta grossolana di stile: i riff di chitarra e pianoforte si fanno semplicistici e ripetitivi, le successioni di accordi prevedibili e l’elettronica diventa invadente, come se un elemento esterno avesse preso il sopravvento sulle due menti compositive.

Chi si aspetta un altro Mer de Noms o un antipasto dell’incombente album dei Tool rimarrà deluso; Eat the Elephant è da prendere così com’è, con i suoi pregi e i suoi difetti. Bisogna solo lasciarsi trasportare dal suo suono.

Leonardo Fumagalli