Voto

7

“Ci sono solo 30.000 giorni nella tua vita. Quanto di questi puoi viverli come scegli tu?”

Ispirato al sensazionale viaggio in solitaria di Yang Liusong, 77 giorni è l’incredibile storia del primo uomo che è riuscito ad attraversare con successo l’incontaminato altopiano del Chatang in Tibet, affrontando la natura nelle sue più alte manifestazioni. Scritto, diretto e interpretato da Hantang Zhao alla sua prima prova cinematografica, il film porta lo spettatore alla scoperta di un mondo selvaggio, libero e incontaminato, magistralmente esaltato dalla fotografia dell’esperto Ping Bin Lee, che riesce a rendere tutta la grandezza dei paesaggi servendosi quasi sempre della luce naturale.

L’occhio si perde nel contemplare il bianco accecante del ghiaccio delle prime sequenze, le albe e i tramonti che mozzano il fiato e un cielo stellato che sembra schiacciare lo spettatore. Costretto ad affrontare gli imprevedibili cambiamenti di una natura che non tiene conto degli uomini, il protagonista si addentra nell’ignoto, e attraverso improvvisi flashback, quasi sempre slegati dalla narrazione, ricorda i venti giorni trascorsi a Lhasa prima di partire.

L’incontro con Lan Tian, fotografa costretta su una sedia a rotelle dopo un incidente sul monte Kailsh, sarà fondamentale per Yang, e solo il ricordo della forza d’animo e del coraggio della ragazza lo terrà in vita, permettendogli di perseverare e non abbandonarsi alle difficoltà. La mancanza d’acqua, la scarsità del cibo, l’agguato di animali selvatici e l’ingresso in un paesaggio nuovo, sabbioso, saranno dure prove per lui, che solo grazie a un fortissimo istinto di sopravvivenza riuscirà a superare.

77 giorni è un viaggio alla scoperta della vera bellezza, un modo per affrancarsi dalla monotonia quotidiana e ritrovare se stessi, ma anche un estremo percorso verso la felicità costellato da pericoli. Vera protagonista, la natura viene tuttavia contaminata dal regista con l’uso della CGI per introdurre animali ed effetti speciali non necessari, che denotano l’acerbità della sua produzione e intaccano molti passaggi narrativi.

Giorgia Sdei